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Memory Card – Super Mario Saga: La normalità dell’essere Super.

Benvenuti a MemoryCard! Per dare il via a questa rubrica mi sembra doveroso celebrare la saga con la s maiuscola, che festeggia proprio in questi mesi il suo 35º anniversario. Come avrete intuito dal titolo, oggi parleremo dell’icona videoludica per eccellenza, dell’idraulico più famoso del mondo, del simbolo di Nintendo per eccellenza: oggi signori, parliamo di Super Mario.

  • Origini

Siamo nel 1981. Ronald Regan è il nuovo presidente degli USA dopo Jimmy Carter, muore Bob Marley, Muhamad Alì si ritira dal pugilato e in Italia Papa Giovanni Paolo II viene colpito con due colpi di arma da fuoco. In questo primo anno di quelli che saranno i magici anni 80, dobbiamo dirigerci in Giappone, nella sede della nota Nintendo. Si stava creando un nuovo cabinato da sala giochi, uno che potesse rispondere al successo strabordante di Pacman, e per creare un titolo così importante viene incaricato un certo Shigeru Myamoto, un giovane e rampante sviluppatore che iniziò a ragionare per creare un titolo, incentrato però sui personaggi di Braccio di ferro; il nostro muscoloso eroe avrebbe dovuto salvare la cara Olivia dalle grinfie del perfido Bruto. Non riuscendo però ad acquisirne i diritti, Myamoto dovette creare in autonomia, e accanto allo scimmione Donkey Kong, e alla povera Pauline da salvare, vide i natali la prima incarnazione del nostro eroe, denominato semplicemente “Jumpman”.

Nelle prime fasi di Donkey Kong, l’obiettivo del gioco era fuggire da un labirinto, mentre Mario non aveva la capacità di saltare. Tuttavia, Miyamoto introdusse presto le capacità di salto per il personaggio del giocatore, ragionando che ” se tu avessi un barile che rotola verso di te, cosa faresti?”.

Il titolo ebbe un enorme successo: l’idea di dover saltare per superare i barili, acquisendo nel tempo power-up che permettevano di rispondere ad essi, portava i giocatori a compiere tante micro-decisioni una dietro l’altra, sviluppando sempre una strategia diversa e continuamente differente, cercando di raggiungere il sogghignante scimmione. Dal titolo nacquero anche dei seguiti, in cui dovevamo salvare Donkey kong, proprio dal malefico Jumpman (unico titolo in cui mario avrebbe svolto il ruolo dell’antagonista), impersonando il figlio dello scimmione, Donkey Kong Jr., e uno spin-off, che avrebbe visto ancora una volta il nostro Mario protagonista: Mario Bros.

A dirla tutta, è proprio a Mario Bros. che dobbiamo alcuni elementi oramai canonici del nostro idraulico. Innanzitutto il suo nome: in Giappone il personaggio era conosciuto come  Mr. Video, ma durante la localizzazione statunitense di  Donkey Kong il fondatore della Nintendo of America, Minoru Arakawa decise di chiamarlo Mario per via  della somiglianza (nonché come ringraziamento simbolico) a Mario Segale (1934-2018), proprietario del primo stabilimento Nintendo negli Stati Uniti, in cui negli anni 80’  si trovava la sede.
Secondo lo stesso racconto di Miyamoto, la professione di Mario è stata scelta per adattarsi al design del gioco: poiché Donkey Kong si svolge in un cantiere edile, Mario è stato trasformato in un carpentiere; e quando è apparso di nuovo in Mario Bros., è stato deciso che avrebbe dovuto essere un idraulico, perché gran parte del gioco è ambientato in ambienti sotterranei. In mezzo a tubi, ed oscure fogne, vide anche la nascita il fratello di Mario, Luigi, che si differenziava dal fratello per i colori dell’uniforme: Verde quella del fratello, rossa quella di Mario. Il design dei personaggi di Mario, in particolare il suo grande naso, attinge a influenze occidentali; una volta diventato idraulico, Miyamoto ha deciso di “ambientarlo a New York” e renderlo italiano, sottolineando questa sua nazionalità con i suoi portentosi baffi. In queste oscure fogne i nostri eroici stereotipi viventi avrebbero dovuto affrontare i temibili Koopa, ossia tartarughe con le spine sulla corazza, da ribaltare e schiacciare a suon di salti.

Anche questo titolo fu un successo enorme, che andò saldamente a piazzare i due fratelli nell’immaginario collettivo. Ma Mario, per diventare Super, avrebbe dovuto aspettare l’arrivo di una console leggendaria, capace di creare il concetto moderno di “console casalinga”: il Nintendo Enterntaiment System.

  • Super Mario Bros.

È il 1985, e Nintendo è in pieno fermento. L’azieda era infatti in procinto di commercializzare la prorpia rivoluzionaria console anche in America, con un nome tutto nuovo: NES. La console aveva rivoluzionato il concetto di home entertainment, grazie al suo controller di gioco, con la croce direzionale e i tasti, abbandonando il concetto di tastiera utilizzato fino a quel momento, e introducendo il moderno metodo di lavoro di concedere alle software house di terze parti di sviluppare i giochi sulla propria console, accanto ai titoli prodotti direttamente da Nintendo stessa. La console uscita due anni prima in Giappone col nome di Famicon, per l’uscita in America, oltre al già citato nuovo nome, sarebbe stata accompagnata dalla leggendaria pistola zapper e da un titolo che sarebbe diventato immortale: Super Mario bros.

Sigeru Miyamoto e Takashi Tezuka cominciarono a lavorare al progetto subito dopo l’uscita di Mario Bros, in contemporanea ad un altro titolo che sarebbe divenuto altrettanto famoso: The Legend of Zelda. I due sviluppatori inizialmente erano partiti da un concetto molto diffuso all’epoca, ossia un personaggio che si poteva muovere per tutto lo schermo in ambienti bidimensionali: una telecamera fissa che riprendeva tutto l’ambiente attraverso cui il personaggio poteva muoversi. Solamente nel corso dello sviluppo l’idea fu accantonata e si decise di recarsi in un ambiente si bidimensionale, ma in cui il personaggio si muoveva da sinistra verso destra e la telecamera seguiva ne seguiva i movimenti in un livello che si sviluppava oltre ai limiti dello schermo e che doveva essere attraversato cercando di non perire a fronte dei numerosi avversari che gli sviluppatori ci avrebbero messo di fronte, agli ostacoli e alle trappole presenti in ogni livello.

Il protagonista del gioco divenne Mario grazia l’enorme quantità di titoli venduti e alla sua sempre crescente popolarità, e fu introdotta la sua nemesi: Bowser, che rapendo la povera Principessa Peach, avrebbe costretto il nostro eroe a saltare di mondo in mondo alla ricerca della sua cara principessa. Il buon Bowser inizialmente doveva pure essere un bue, salvo poi tramutarsi nella enorme tartaruga che conosciamo oggi su suggerimento di Tezuka. Lo sviluppo di Super Mario Bros. è un primo esempio di specializzazione nel settore dei videogiochi, reso possibile e necessario dall’hardware arcade di Famicom. Miyamoto ha progettato il mondo di gioco e ha guidato un team di sette programmatori e artisti che hanno trasformato le sue idee in codice, sprite, musica ed effetti sonori. Gli sviluppatori di precedenti giochi di successo si sono uniti al team, importando molte tecniche di programmazione speciali, caratteristiche e perfezionamenti del design come questi: “pendii, ascensori, nastri trasportatori e scale di Donkey Kong; corde, tronchi e molle di Donkey Kong Jr. Attacchi nemici di Mario Bros., movimento nemico, piattaforme congelate e blocchi POW “.

 

Il team ha basato il level design su un piccolo Mario, con l’intenzione di aumentare le sue dimensioni in seguito nella versione finale, ma ha deciso che sarebbe stato divertente lasciare che Mario cambiasse le sue dimensioni tramite un power-up. Da qui l’aggiunta del nomignolo “Super” prima del titolo.

Mario poi non attraversava oscure fogne, ma mondi pieni di vita e colori, illuminati da un caldo cielo azzurro, nelle oscure caverne, dentro fortezze con la lava, nuotando nel mare! Mario balzava, nuotava e schiacciava Goomba e Koopa, in un tripudio di musica e effetti speciali. Pensiamo al primo livello, alla prima immagine, a quella schermata che almeno tutti hanno visto una volta nella loro vita da videogiocatori. Quella musica! Koji Kondo, maestro indiscusso, ha creato alcuni dei brani più memorabili della storia dei videogiochi, e proprio dal tema del primo livello di Super Mario Bros, ha cominciato a introdurre nella mente dei videogiocatori di tutto il mondo l’amore per questa saga. Chiunque la riconosce, chiunque ne conosce il ritornello.

Il primo livello poi è un capolavoro di game design: privo di qualsivoglia tutorial, il gioco ci lancia subito nell’azione, ma inconsciamente fa capire al giocatore tutto ciò che deve fare già dai suoi primi secondi di gioco. La schermata apparentemente è fissa, ma muoversi verso destra fa muovere la telecamera, che ci segue, e quindi inconsciamente comprendiamo che dobbiamo andare in quella direzione; uno strano oggetto minaccioso ci viene dietro, se ci tocca muoriamo, ma provando a saltare (schiacciando i tasti del NES pad in preda al panico) lo schiacciamo, e otteniamo punti; I cubi col pnto interrogativo ci attirano subito, ed il fungo che ne esce è difficilmente evitabile, assumendolo capiamo che è un bonus che ci rende più forti, e così via, in un tripudio di colori, azione e meraviglia.

Il titolo, inutile dirlo, fu un successo epocale, merito delle sue 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo, che portò il gioco a diventare una vera e propria icona del tempo. Le avventure del primo gioco di mario nel corso degli anni verranno riproposte in svariati remake e collection varie, dai vari Super Mario All Stars fino ai Super Mario Advance. Il gioco ovviamente diede vita ad un sequel, che però fu oggetto di una storia divertente.

Super Mario Bros. 2 infatti non è un solo gioco, ma due versioni differenti. Il vero sequel del titolo infatti non uscì in occidente, perché fu reputato troppo difficile per noi occidentali chiaramente incapaci, ma uscì solo in Giappone. E nel rsto del mondo? Uscì si un gioco chiamato Super Mario Bros. 2, ma che era in realtà una raffazzonata copia di un altro gioco famosissimo in Giappone, ossia Doki Doki Panic. Super Mario Bros. 2 arriverà infine anche in occidente, col nome (per nulla paraculo) di Super Mario Bros: The Lost Levels.

Ma senza alcun dubbio, il titolo migliore di questa prima generazione di Mario è il terzo, trionfale capitolo, l’ultimo sul NES.

  • Super Mario Bros. 3

Super Mario Bros. 2 infatti nacque infatti sulla scia del grande successo del primo capitolo, e fu prevalentemente composto da livelli tagliati dal primo capitolo, risultando come una sottospecie di “Super Mario Bros. 2.0”, con livelli diversi, più complicati del primo, ma privo di rilevanti novità. Invece, Super Mario Bros. 3 nacque proprio come un seguito in piena regola: Bowser, pieno di rabbia e risentimento, ordina ai Bowserotti di invadere i regni del Mondo di funghi (di cui nel primo e secondo gioco avevamo attraversato solo un regno) e causare caos e distruzione, costringendo Mario e Luigi ad intraprendere una nuova avventura per sconfiggere il vendicativo carapace.

Oltre a riportare tutte le caratteristiche di gameplay dei primi due titoli, il gioco presente nuove caratteristiche che diventeranno stabili della serie – come la possibilità di scivolare sulle discese, o di usare i gusci dei Koopa lanciandoli contro i nostri avversari – e nuovi power-up, trae cui l’indimenticabile l’abito Tanooki, che permette a Mario di volare se acquista abbastanza velocità, talmente centrale come novità da essere bello spiattellato sulla copertina del gioco. Con una difficoltà bilanciata e sempre crescente, il titolo inizialmente attirava tutti, per poi aumentare gradualmente di complessità, favorendo una sfida sempre equa e stuzzicando sempre i giocatori a far meglio.

Il gioco è diviso in otto mondi che contengono diversi livelli ciascuno, ed ognuno di questi mondi presenta caratteristiche peculiari: il secondo, per esempio, è ambientato in una landa desertica, mentre il quarto («Grande Isola») è popolato da gigantesche creature; proprio il tipo di mondo in cui ci troviamo comporterà sia la direzione artistica dei livelli, garantendo una diversità degli ambienti molto più ampia dei primi capitoli, e nemici che si adatteranno al loro luogo di residenza; corsi d’acqua abitati dai pesci Smack comporranno il mondo acquatico, mentre nella zona desertica la faranno da padrone sabbie mobili e le vampaserpi.

Mentre però nei primi due titoli i livelli si susseguivano senza possibilità di scelta, in questo terzo capitolo viene introdotta la mappa di gioco, in cui il giocatore può scegliere il livello da affrontare sul percorso, costituito da un vasto reticolato di strade. Queste ultime collegano infatti i diversi livelli fra di loro, offrendo molteplici percorsi;  durante l’esplorazione della mappa è possibile imbattersi in massi e cancelli che ostacolano il percorso e che possono essere eliminati superando particolari livelli o con un apposito oggetto, ci sono sentieri nascosti da disvelare, intere sezioni facoltative che potremo raggiungere solo grazie alla nostra volontà di esplorare; insomma, la mappa diventa parte integrante del gameplay. Infatti su di essa sono anche presenti sia minigiochi in cui è possibile ottenere vite extra e potenziamenti, a cui potremo accedere prima di incominciare i livelli, in un menù apposito, sia dei mini-boss, nemici che si muovono sulla mappa del mondo e che se Mario incontra sarà costretto ad affrontare in un livello apposito.

Super Mario Bros. 3 risultò un vero e proprio capolavoro, la concretizzazione di un progetto cominciato ben prima, che con questo titolo fu portato all’ennesima potenza. Tutto il mondo di Mario prendeva vita letteralmente di fronte a milioni di giocatori ammaliati, mentre Mario e Luigi esploravano in lungo e in largo il coloratissimo mondo dei funghi. Qualcuno direbbe che mai si sarebbe potuto fare meglio di così. Come riuscire a battere un titolo così rifinito, così colorato, così profondo, capace di vendere – come stabilito dal Guinnes World Record nel 2008 – 18 milioni di copie, per un guadagno totale stimato di 1.7 miliardi di dollari? Come superare quella leggendaria colonna sonora, capace di aggiudicarsi ben 11 dischi di platino? Semplice, facendo meglio!

  • Super Mario World… letteralmente!

L’infinito successo della prima trilogia di Super Mario portò Nintendo a investire profondamente nel personaggio, come mai fatto prima, dando grande profondità al personaggio e a tutto il suo mondo. Mario cominciò ad apparire ovunque, anche in prodotti a lui legati in maniera totalmente assurda. Ecco quindi che, negli anni 90, Mario si sdoppia, approdando prima sulla nuovissima console portatile della cara mamma Nintendo, il GameBoy, con “Super Mario Land”, mentre sulla potentissima Super Nintendo (o SNES, per i più ficosi), Super Mario World, dove Luigi e Mario esploravano la coloratissima Dinosaur Land, una nuova terra, dove la povera Peach verrà rapita e dove i nostri baffuti eroi incontreranno la fauna locale, composta dagli Yoshi, simpaticissimi draghetti coloratissimi che aiuteranno i nostri eroi a salvare la cara principessa. Un’avventura che portava il franchise di Mario al livello successivo, sfruttando pienamente la potenza dello SNES.

In questi anni, tantissimi franchise partirono, legati sempre all’universo di Mario, portati avanti da personaggi che sono apparsi nelle avventure dell’idraulico e che si sono presi la scena in una serie totalmente autonoma.

Partendo dallo stesso Yoshi, protagonista effettivo del sequel di Super Mario World, dove un piccolo Baby Mario, in groppa a Yoshi avrebbe dovuto recuperare suo fratello e tornare dai loro genitori, in un fiabesco prequel di tutta la saga. E poi Donkey Kong che, abbandonati i panni dell’antagonista, divenne protagonista della serie Donkey Kong Country, con suo figlio Donkey Kong Jr. e tutta la simpatica combriccola di scimmioni, mentre dal sequel di Super Mario Land prese il via il franchise di Wario, antitesi dell’eroe perfettino per eccellenza: Wario era scorretto, cattivo e caciarone, al salto elegante preferiva una sana dose di forza bruta, e da antagonista del secondo capitolo per GameBoy, divenne protagonista di una sua personale serie. Lo stesso Luigi divenne protagonista di una serie autonoma, i meravigliosi Luigi’s Mansion, dove il nostro pauroso idraulico dovrà salvare suo fratello dai temibili Boo, i fantasmi già presenti nella serie principale.

Per non parlare di tutti i titoli sviluppati dove Mario diventava protagonista di un tipo di gioco totalmente diverso! Mario RPG, in perfetto stile Final Fantasy, con scontri a turni e statistiche da potenziare, che oggi prosegue con i franchise di Paper Mario e di Mario & Luigi. Oppure Doctor Mario, recentemente protagonista su dispositivi mobile, dei puzzle game dove dovremo accoppiare…pasticche? Per non citare i giochi sportivi: Mario Golf, Mario Soccer, Mario Tennis, arrivando infine ai due franchise extra-mario più noti, che difatto son diventate saghe autonome: Mario Party ed ovviamente il famosissimo franchise di Mario Kart, quasi più celebre della serie principale!

In mezzo a questi titoli con schiaffato davanti il nome di Mario ovviamente non c’era sempre qualità ispiratissima, ma questo servì a diffondere a macchia d’olio il nome di Mario e di tutta la sua combriccola, dagli antagonisti fino agli strumenti sempre presenti, che sono diventati icone pop, veri e propri simboli di cultura, basta pensare al fiore di fuoco o ai funghi. A questo scopo Nintendo ha spesso offerto riedizioni dei giochi precedenti, portati o sulle nuove console come collection, o trasposti in versione portatile, fino a veri e propri remake: non importa su che piattaforma abbiate conosciuto Mario, ci sono altissime probabilità che su di essa possiate recuperarvi tantissimi capitoli del franchise. Insomma, Mario si è diffuso ovunque, e in ogni media, diventando non solo il volto di Nintendo, ma di tutti il mondo videoludico. Un’ascesa inarrestabile, che però non è stata priva di rivali.

  • Super Mario 64: la rivoluzione

Tagliamo corto, Mario ha avuto un solo vero rivale, capace di gareggiare e, in certi momenti, di sorpassarlo, e questo avversario temibile era il volto di SEGA, il porcospino blu dalla velocità supersonica: Sonic. Veloce, agile e dannatamente stiloso, Sonic faceva tutto ciò che il panciuto idraulico non avrebbe mai potuto fare; Sonic era dinamismo, era velocità, era level design ispiratissimo, ed era decisamente più cool ed aggressivo, un porcospino blu velocissimo che ben si sposava con i tamarrissimi anni 90’. Mario dovette faticare parecchio, ma ancora una volta Nintendo saltò più lontano di tutti, lasciando al malcapitato porcospino solo le briciole.

Nel 1995 infatti, Nintendo si apprestava a presentare al pubblico la sua nuova fiammante console, il Nintendo 64. Voluta e ricercata, fu casa di alcuni fra i titoli più famosi della storia, come Goldeneye e Ocarina of Time. La console è passata alla storia più per i titoli che ospitò, che per la stessa, e a fare da apripista a questi capolavori, ci fu ancora una volta Mario. Si perché il Nintendo 64 non è passato alla storia come la miglior console mai realizzata, anzi. Ma Super Mario 64, oh beh, quella è un’altra storia.

Come Super Mario Bros. 10 anni prima, quando si parla di Super Mario 64 non si parla semplicemente di un capolavoro, un titolo che rientra saldamente nelle prime 10 posizioni tra i videogiochi all-time della storia, ma si parla di un vero e proprio punto di svolta.  Malgrado numerosi tentativi solo parzialmente riusciti di trasportare il genere platform alla terza dimensione (Alpha Waves, Jumping Flash), Super Mario 64 può davvero considerarsi il primo, vero, platform a tre dimensioni della storia.  Forte di uno scrolling che segue il giocatore in ogni direzione e di una libertà di movimento pressoché assoluta, il gioco rappresentò una rivoluzione non solo nell’ambito dei platform game, ma per quasi tutti i generi videoludici, che seguirono la strada intrapresa da Nintendo. I titoli precedenti a Super Mario 64, sebbene avessero mostrato le potenzialità offerte dalle tre dimensioni, erano ancorati ai concept della bidimensionalità, presentavano modelli poligonali, ma erano di fatto esperienze ludiche 2D. Mario invece si muoveva in qualunque direzione, senza limitazioni di alcun tipo, esplorando mondi che per la prima volta introducevano il concetto di profondità in un videogioco.

I livelli del gioco, da cui si accedeva dall’hub centrale, il meraviglioso castello della Principessa Peach, erano colorati, diversi fra loro, ampi e pieni di cose da vedere e da fare, fra sfide a tempo, monete speciali da collezionare, strade segrete da esplorare e boss temibili da affrontare. Il gioco poi abbandonava ogni tipo di linearità; i livelli sono affrontabili in qualunque ordine si voglia, e le stelle da raccogliere al loro interno non seguono un ordine ben preciso, ma possono essere raccolte in qualunque ordine si voglia, lasciando al giocatore piena e totale libertà nella sua esplorazione, favorendo il senso di avventura e di scoperta. Per non parlare dei segreti presenti nel castello, i potenziamenti nascosti, Yoshi! Lo status leggendario che raggiunse questo titolo portò anche alla creazione di vere e proprie leggende metropolitane, fra cui quella di Luigi: era presente nel gioco una modalità cooperativa che poi fu abbandonata? Luigi era giocabile ma solo se si eseguivano determinate azioni? Era morto? Un boo lo aveva mangiato? Non era mai esistito? Chissà…

Scherzi a parte, non stupisce che Myamoto avesse in mente un Mario in 3D già ad inizio anni 90’, quell’uomo, l’avrete capito, è un genio; ciò che potrebbe stupirvi invece è che la maggior parte del tempo Myamoto l’ha dedicata ai controlli di Mario, che grazie alla levetta analogica del pad del Nintendo 64, si muove con una facilità disarmante e rimane tutt’oggi, 16 anni dopo, perfettamente giocabile! Mario poi ha a disposizione un quantitativo di mosse imbarazzante, fra salti, tuffi, scivolate, calci, schianti a terra, tripli salti, salti all’indietro e ancora, e ancora, e ancora.

Super Mario 64 ha definito un genere, ha stabilito dei nuovi parametri, ha fatto esclamare a milioni di sviluppatori nel mondo “Ah… buono, da oggi bisogna farli così i videogiochi”. È stato un punto di svolta, una rottura potentissima col passato. Il salto di Mario nel 3D ha aperto la strada a tutti gli altri, portando l’industria al passo successivo dell’evoluzione. E come se non bastasse, ciliegina sulla torta per consacrare questo gioco come pietra miliare, Mario fu per la prima volta doppiato dal suo storico doppiatore Charles Martinet, che lo doppia tutt’ora! La voce della mia infanzia…

Oh scusate, divagavo.

  • Mario 2000: ritorno al futuro

Mario si approcciò al 2000 da re incontrastato, da figura quasi mitologica nel panorama videoludico. Nel corso del nuovo millennio, Nintendo decise di produrre sempre più prodotti della serie di Mario, differenziandoli però a seconda della loro impostazione. La prima strada vide il proseguimento delle avventure di Mario in 3D. Furono tanti gli anni che separarono Super Mario 64 da un suo sequel, che arriverà solamente nel 2002, a ben 6 anni di distanza, col nome di Super Mario Sunshine.

Prendendosi molti rischi, Super Mario Sunshine risulterà essere  il capitolo più atipico dell’intero franchise. Fosse solamente per la trama ed i personaggi, complessa (ovviamente per il franchise di Mario, dove il massimo di colpo di scena era che “la tua principessa è in un altro castello!”) e corposa, o per il fatto che Mario sarebbe stato dotato per tutta la durata del gioco dello Splac 3000, uno zaino spara-acqua con cui avrebbe dovuto ripulire Delfinia dai graffiti fatti da colui che lo aveva incastrato, ripulendo il proprio nome!

Già, Sunshine era senza dubbio pieno di elementi atipici, ma anche per questi ha assunto un ruolo particolarmente unico nel franchise. Non tutti i rischi hanno pagato, alcune sezioni erano poco funzionanti o decisamente “rotte”, che per i titoli di Mario è senza dubbio una novità, ma al tempo stesso proprio per questo suo sperimentalismo, risulta essere un titolo davvero unico nel franchise, Croce e delizia fra gli appassionati, tra chi lo ha adorato e chi, dopo Super Mario 64, non si aspettava questo cambio deciso di direzione.

Un plauso a Delphino Plaza, l’hub centrale del titolo: coloratissima e meravigliosa, risulta essere tutt’ora probabilmente l’hub centrale più carismatico dell’intera saga di Mario, con il suo indimenticabile tema, i segreti che nascondeva e i misteri. Così come unico risulta essere il tema che lega i livelli, ambientati in una soleggiata isola tropicale, piena di palme, specchi d’acqua, frutti esotici e … Yoshi?! Già, nemmeno il dinosauretto colorato poteva mancare all’appello in questo atipico seppur indimenticabile capitolo della saga.

Nintendo contemporaneamente però aprì una nuovo sviluppo, parallelo ai capitoli in 3D. Anticipando la voglia di milioni di giocatori, nel 2006 rilascia per Nintendo DS New Super Mario Bros., una nuova incarnazione dei gloriosi platform bidimensionali, che apparentemente erano stati mandati in pensione ben 14 anni prima, con Super Mario Land 2.

Oltre vent’anni dopo l’uscita di Super Mario Bros, Nintendo decise di lanciare un nuovo titolo che si basasse sulle meccaniche dei suoi vecchi platform bidimensionali, aggiungendo però nuovi nemici, nuovi power up, nuovi temi musicali, e una grafica aggiornata che unisse sprite tridimensionali a sfondi bidimensionali, lasciando però inalterate le meccaniche di fondo dei vecchi titoli a cui si ispirava. Il titolo quindi esprimeva pienamente quell’anima di gioco “arcade”, pieno di sfida, che la serie principale, legata al 3D e all’esplorazione, aveva deciso di accantonare.

Il gioco fu un altro enorme successo per Nintendo, capace di leggere il mercato in maniera intelligentissima. ll gioco ha ottenuto immediato successo vendendo nel giorno in cui è uscito in Giappone circa 420,000 copie e circa 900,000 copie nei primi quattro giorni. Negli Stati Uniti il videogioco ha venduto mezzo milione di copie in poco più di un mese (con una media di 11 copie vendute al minuto) e un milione 12 settimane dopo l’uscita. Ha venduto più di tre milioni di copie negli USA e più di tre milioni e mezzo in Giappone, dando vita alla seconda vita dei platform in 2D di Mario,  che continua tutt’ora.

Ma a Nintendo nessuno era pronto a coricarsi sugli allori. L’inventiva e la voglia di stupire erano ancora troppo alte. Bisognava puntare sempre più in alto, sempre più lontano, bisognava andare…fra le stelle.

  • Super Mario Galaxy: infine uscimmo a riveder le stelle.

Solamente ascoltare il tema di Super Mario Galaxy fa sempre scorrere un brivido infinito sulla mia schiena. Non solo perché questo capitolo è uno di quelli a cui sono affettivamente più legato, ma perché parliamo indubbiamente di uno dei titoli più riusciti di tutta la lunghissima carriera dell’idraulico baffuto.

Che dire che non sia già stato detto di questo capolavoro? Partiamo dal suo sviluppo: partendo da alcuni concept di Mario 128, tech demo sviluppata per il GameCube, Yoshiaki Koizumi, director del gioco, sostenne fortemente che le meccaniche gravitazionali sarebbero state il futuro per il gioco, ma vedeva anche come complicato il realizzare un titolo concentrato solo su di esse. Questo, almeno, finchè Miyamoto non intervenne, convincendo i capoccia di Nintendo ad investire in un grande progetto legato a Mario, che sarebbe stato ambientato nello spazio profondo, dove, fra planetoidi ed asteroidi, la gravità sarebbe stata al centro del progetto fin da subito.

Dotando Mario di un attacco rotante, poiché col sistema gravitazionale su cui era incentrato il titolo, saltare sui nemici sarebbe stato inutilmente gravoso (ovviamente Mario sa sempre farlo), Super Mario Galaxy prese vita piano piano, come una galassia che nasce intorno alla sua stella più luminosa. Il titolo prese tutti in contropiede, perché era qualcosa di mai visto prima: Mario volteggiava fra i pianeti, recuperava astroschegge, volava in mezzo alle galassie, coloratissime, vaste a perdita d’occhio e piene di vita, tutto per arrivare a raggiungere le stelle (ironico, no?). Il sistema di controllo, che sfruttava il sistema di controlli motori del wii-mote, permette a Mario di volare fra i planetoidi, usufruire delle stelle per lanciarsi a capofitto nei meravigliosi livelli, tematizzati e giganteschi. Costantemente in evoluzione! Vulcani che eruttano, laghi ghiacciati che si sciolgono, enormi cannoni che sparano verso di noi, battaglie integalattiche che dovremo attraversare indenni, o sfruttare venti solari per muoverci attaccati a giganteschi fiori… come potete immaginarvi, la varietà non è esattamente un problema nelle scorribande galattiche del nostro idraulico.

Recuperare le stelle servità per alimentare l’Osservatorio, il meraviglioso Hub Centrale della nostra avventura, da dove ci lanceremo verso le galassie, e che ci permetterà di seguire il cattivissimo Bowser, più in forma che mai, per salvare ancora una volta la nostra amata principessa, sfruttando l’aiuto di Rosalinda, la principessa delle Galassie, madre degli sfavillotti, rotonde piccole stelle, che ci aiuteranno nelle nostre avventure, della truppa Toad, coraggiosi esploratori in cerca della loro principessa, e di nostro fratello Luigi, anche lui tornato per accompagnarci nella nostra spaziale epopea.

Super Mario Galaxy molto semplicemente ha portato il franchise al livello successivo. Lo ha fatto alimentando il senso di meraviglia, di stupore, di scoperta che 11 anni prima aveva suscitato Super Mario 64 (di cui Galaxy viene riconosciuto il vero erede, per quanto profondamente diverso). La sensazione che si ha, giocando a Super Mario Galaxy, è quella di vivere un’avventura di Mario più matura, che non ci coinvolge solamente per la sua sfida o che ci diverte in modo fine a sé stesso; vengono toccati temi di forte malinconia, temi come la scoperta, l’abbandono, il lasciarsi alle spalle il passato e il guardare al futuro, la famiglia, temi legati a Rosalinda e ai suoi sfavillotti, i nuovi personaggi introdotti in questo titolo. La loro storia, ed il senso generale che si respira di grandiosità, di epicità, sono tutti temi che l’avventura galattica di Mario introduce senza farli sentire come fuori luogo. In ogni boss-fight, sentiamo l’epicità, il peso dello scontro con Bowser che deciderà le sorti non del mondo dei funghi, ma dell’intero universo!

Questo si può tranquillamente ritrovare nella colonna sonora del titolo. Mahito Yokota, che la stava componendo, aveva optato per una musica in stile latino-americana. La composizione fu anche approvata da Yoshiaki Koizumi, direttore e designer del gioco, ma quando Yokota l’ha presentata al sound supervisor, Koji Kondo, questi ha dichiarato che “non era buono”. Quando gli è stato chiesto perché la sua musica fosse stata rifiutata, Kondo ha risposto: “se da qualche parte nella tua mente hai un’immagine che Mario è carino, per favore sbarazzartene”. Così si optò per la musica orchestrale, per la prima volta nella saga, composta da Kondo e Yokota, che divenne un moderno capolavoro, capace di sottolineare ancora di più quel senso di maturità che questo progetto si portava dietro.

Con un level design dinamico e profondamente innovativo, i power-up introdotti nel titolo diventano parte integrante del gameplay, capaci di modificare radicalmente intere sezioni, e spingerci all’improvvisazione e all’esplorazione continua, in un tripudio di giravolte e capriole. Super Mario Galaxy divenne così una pietra miliare della saga di Mario, e per fare un assunto finale, proprio perché le meccaniche erano così innovative e sorprendenti, per continuare ad esplorarne le possibilità offerte e le possibili applicazioni, Super Mario Galaxy, a differenza degli altri titoli 3D, è l’unico che si è guadagnato un sequel: Super Mario Galaxy 2.

  • Super Mario Maker & Super Mario Odyssey: il Rinascimento secondo Mario

Per celebrare i 30 anni di Super Mario, Nintendo ha regalato ai videogiocatori di tutto il mondo il loro personale Kit per creare Mario in 2D. Partendo da questo semplice concetto, nasce Super Mario Maker, l’ultima incarnazione del Mario 2D. In questo titolo, gli sviluppatori lasciano tutti gli strumenti per creare un livello di Mario ai giocatori, lasciando carta bianca a questi ultimi per creare, immaginare e sviluppare i loro livelli, in un insieme di pura fantasia che ha dato vita ad un intricato sistema di creazione e utilizzo.

Dato l’enorme successo dell’iniziativa, il titolo si è guadagnato un sequel, ancora più pieno di elementi di personalizzazione: dallo stile grafico utilizzabile (si passa dal classico di Super Mario Bros. all’ultramoderno di New Super Mario Bros. per switch), alle tematizzazioni (livelli ispirati addirittura da Super Mario Galaxy, ma 2D), agli strumenti e power-up, dando forma e rilievo alle fantasie e alla creatività in ognuno di noi.

Mentre nell’ambito della serie principale, la direzione presa fu quella di creare un ideale punto d’incontro fra il 2D e il 3D. Il risultato di questo furono le due splendide avventure di Super Mario 3D Land (sul nuovissimo Nintendo 3DS) e 3D World (sulla sfortunata Nintendo WiiU). Questi due titoli abbandonarono la camera libera, per abbracciare una camera fissa su mondi liberamente esplorabili ma fortemente lineari, artisticamente ispirati e immaginabili come dei mini-mondi autoconcludenti.

I due titoli rinunciano in parte alla grandiosità dei due Mario Galaxy per abbracciare una semplicità e gioiosità più semplici. Volontà precisa degli sviluppatori, fu quella di creare un titolo che facesse stare bene chi lo giocasse, e lo rendesse felice col controller in mano. Il risultato sono due piccoli gioielli, due piccoli capolavori; in particolare Super Mario 3D Land riuscì a utilizzare la tecnologia 3D offerta dalla portatile Nintendo in maniera effettivamente utile (uno dei pochi ahimè).

E Super Mario 3D world? Ne riparliamo alla fine…

  • Super Mario Odyssey: L’avventura di Mario è solo all’inizio

Per il grande lancio in pompa magna della neonata Nintendo Switch, la grande N aveva deciso di fare le cose in grande, rilanciando pesantemente le sue due serie di punta, Zelda e Mario. Zelda effettivamente ha accompagnato il lancio della console, ma ad autunno il glorioso baffuto idraulico ha fatto il suo ritorno, dopo 4 anni dal suo ultimo titolo.

Super Mario Odyssey è riuscito ad essere al tempo stesso un ritorno al passato e un incredibile angolo di sperimentazione, risultando al tempo stesso il più innovativo ed il più celebrativo dell’intera saga. L’avventura è di proporzioni epiche, come trovarsi realmente in un incredibile viaggio verso i confini del mondo, accompagnati da uno stile unico ed accattivante. Ma quello che i giocatori si sono trovati di fronte è stato molto probabilmente il miglior Super Mario degli ultimi 20 anni!

Per sconfiggere il temibile Bowser, Mario avrà bisogno di rifarsi il … cappello? Ebbene sì, Cappy, un simpatico essere, si stabilirà nel nostro copricapo di sempre, per aiutarci nella nostra avventura e salvare, proprio come noi, la sua bella dalle grinfie del malefico carapace, che vuole convogliare a nozze con la povera Peach.

Odyssey è magnifico. E potremmo chiuderla qui. E infatti la chiuderemmo qui, se non fosse che dopo 30 anni di carriera, Mario risulta ancora più fresco, innovativo e divertente di quando ha iniziato! Odyssey riprende fortemente la struttura sandbox dei livelli tipica di Super Mario 64, abbandonando la linearità seguita dai capitoli Galaxy e 3D, ma portando questo concetto all’ennesima potenza. Ognuno dei mondi di gioco è pulsante di vita, ognuno con una prepotente tematizzazione che punta però ad una potente innovatività, passando così da zone che sembrano ritagliate da un film di Tim Burton, a deserti ghiacciati, arrivando infine a New Donk City, una pulsante megalopoli in stile mariesco. Ogni location ci riempie di stupore e meraviglia, ammaliandoci con il proprio energico stile e il fine level-design, su cui queste ambientazioni si costruiscono. Delle vere e proprie giungle di salti, capriole ed acrobazie, dove il meraviglioso sistema di controlli di Odyssey brilla di una luce mai vista prima.

L’aggiunta di Cappy poi concede ad Odyssey l’elemento novità con la N maiuscola. Oltre infatti ad accede ad alcune nuove mosse speciali che sfrutteranno il nostro piccolo compagno di viaggio, Cappy ci permetterà di prendere possesso di tantissimi esseri/nemici nel corso della nostra avventura: diventeremo Pallottoli Bill, Goomba, alberi, perfino dei Tirannosauri! E l’accedere a queste trasformazioni aprirà strade pressocchè infinite di possibilità, grazie alle specifiche caratteristiche di ognuna di queste trasformazioni.

Odyssey visivamente poi è semplicemente magnifico: sfruttando appieno la potenza della Switch, l’odissea di Mario brilla di una qualità mai vista prima, quasi come un enorme film animato fatto di piattaforme e salti, mentre artisticamente si vola direttamente alla perfezione pura. Non solo ogni mondo è indimentcabile ed ispirato, ma la colonna sonora del titolo è mangifica, con alcuni temi che vi  entreranno pesantemente in testa, su cui troneggia la meravigliosa “Jump up Superstar”, cantata da Pauline – si, proprio la prima dama che Mario ha salvato da Donkey Kong ben 35 anni prima!

Mario, dopo 30 anni, semplicemente annichilisce ogni competizione, Odyssey è un inno alla gioia, al divertimento, al videogame nella sua essenza più pura: Mario salta, diamine, praticamente vola fra questi livelli e riempie di meraviglia ad ogni suo passo. Che siano le mini-sequenze nascoste a 8bit bidimensionali, che toccano più di qualche emozione nel cuore, o le mille sorprese che vi aspetteranno nel corso del titolo, Odyssey riesce sempre a raggiungere una nuova vetta, ad emozionare, a colpire nel segno.

  • Mamma mia!

Insomma, alla fine di questi quasi 40 anni, Mario oggi vive di una fama gigantesca, clamorosa, ma senza dubbio meritata! L’ultima sua avventura, la remastered di quel capolavoro di Super Mario £d World, che purtroppo pochi avevano avuto il piacere di giocare a causa delle scarse vendite della WiiU, torna oggi disponibile per tutti i possessori di Nintendo Switch, accompagnata dalla nuova avventura “Bowser’s Fury”, un’inedita avventura che probabilmente ci dà un assaggio di cosa ci potrebbe riservare il nuovo titolo su Mario. L’idraulico baffuto è divenuto un’icona del mondo pop, riuscendo ad uscire dal mondo videoludico e stabilendosi prepotentemente nell’immaginario della cultura moderna. La sua fama arriva dovunque, il suo successo non sembra arrestarsi mai, e non possiamo che esserne entusiasti.

Si, perché tutto il mondo di Mario suscita emozioni, trasmette passione, colora ogni attimo che passeremo saltando in sua compagnia. In mezzo ai titani del settore, Mario tutt’ora continua a far un campionato a sé, figlio della sua innata giovanile spensieratezza, della sua capacità di reinventarsi ad ogni uscita. Mario è la voce e il cuore del mondo del gaming, l’icona per definizione del movimento videoludico, del divertimento e della genialità. Perché Mario è arte in movimento, è poesia che si staglia davanti agli occhi.

Anno dopo anno, Mario ha insegnato ad un’industria come si crea un titolo: lo si plasma  inseguendo una visione, lo si articola con scelte coraggiose di level design e di gameplay, ma soprattutto, non si ha paura di rischiare, di provare, di cambiare strada e rimescolare le carte! Giocare a Mario fa ritornare bambini, e forse è questo il più grande insegnamento di Mario: non si invecchia mai, se si rimane sempre bambini in fondo. 

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